giovedì 10 giugno 2010
"L'impresa, il Barbarossa e l'invenzione dei miti" su ARTEVARESE del 15/5/2010
Ci aveva pensato già Franco Cardini che, all'indomani del discusso film dedicato al Barbarossa, firmato da Renzo Martinelli, aveva scritto: «La storia raccontata dal film è profondamente falsa. A parte il giuramento di Pontida che forse non ci fu mai e Alberto da Giussano che fu inventato nel Trecento, il mostrare il Barbarossa come una specie di "dittatore centralista", per giunta "straniero", che spietatamente impone il suo tallone di ferro e le sue ruberie fiscali a un popolo oppresso il quale alla fine giustamente si ribella, è semplicemente ridicolo». E proprio di Franco Cardini è ormai arcinoto il suo: "La vera storia della Lega Lombarda" (Mondadori), un classico degli studi medievistici, edito del 1991, dove Alberto da Giussano non è citato nemmeno una volta.
Dunque sembra davvero che non ci sia che mettersi il cuore in pace: Alberto da Giussano non è mai esistito. Idem, a quanto sembra, per il «giuramento di Pontida». E dunque, a meno che non si voglia romanzare goffamente intorno al Medioevo, "Nessun documento ufficiale, né prima né dopo la battaglia, lo menziona, a meno di non volerlo identificare con quell'Albertus de Gluxiano nominato insieme a un'altra cinquantina di milanesi della zona di Porta Comacina in un atto notarile datato 1195 ma di cui null'altro si sa. (...) A inventarlo - perchè di pura invenzione a questo punto occorre parlare - fu un frate domenicano vissuto nel Trecento, Galvano Fiamma, che insegnava filosofia a Pavia e a Milano ed esercitava come cappellano alla corte di Galeazzo Visconti". Sono, queste, le dissertazioni di Elena Percivaldi, autrice del volume: "I lombardi che fecero l'impresa. La Lega e il Barbarossa tra storia e leggenda" (Àncora, pp. 230, euro 16) che verrà presentato a Morazzone sabato 15 maggio, nell'ambito dell'iniziativa "Il Seprio nel Medioevo".
Un romanzo, non una trattazione saggistica che, avendo come base le fonti storiche, racconta le vicende dell'Imperatore Federico Barbarossa e dei suoi milites, delle lotte contro Milano e i comuni che aderirono alla Lega, e la famosa battaglia di Legnano. E anche il Ministero per i Beni e le Attività Culturali, oltre a Provincia di Varese e Regione Lombardia, ha patrocinato l'iniziativa dedicata al Medioevo, in programma a partire dalle 16.00, nella Sala Mazzucchelli di via XVI agosto a Morazzone. Elena Percivaldi, laureata in Storia medievale, è collaboratrice di riviste specializzate dedicate alla storia medievale, ha pubblicato diversi volumi e ha curato la traduzione dal latino, l'introduzione e il commento del classico medievale Navigatio Sancti Brendani (Il Cerchio, 2008), con cui ha vinto il Premio Italia Medievale nel settembre 2009.
A cornice della presentazione del libro, un piccolo convegno storico archeologico al quale interverranno, oltre al Sindaco di Morazzone Matteo Luigi Bianchi, anche Diego Dalla Gasperina - Consigliere della Società Storica Varesina, con un intervento dal titolo: "La Chiesa di S. Maria Maddalena a Morazzone tra passato e presente", Cristiano Brandolini - Archeologo che tratterà di "Indagini archeologiche presso la Chiesa S. Maria Maddalena di Morazzone", Giuseppe Armocida - Presidente della Soc. Storica Varesina, docente di storia della medicina presso l'Università dell'Insubria, con "Risultati delle analisi sullo scheletro rinvenuto nello scavo archeologico della Chiesa S. Maria Maddalena di Morazzone", Marina De Marchi - Funzionario della Sopraintendenza Archeologica della Lombardia, con un affondo su "Castelseprio - Storia e Prospettive" e Maddalena Pizzo - Coordinatrice dei Sistemi Museali: "Archeologia - musealizzazione e valorizzazione".
La giornata si concluderà con un momento di "Living History" con il gruppo di rievocazione storica Sagitta Barbarica, Compagnia d'Armi e d'Arcieria, il quale coinvolgerà il pubblico presente in stage di tiro con l'arco storico, didattica sulle armi e attività artigianali nel medioevo, presso l'accampamento storico allestito per l'occasione. La sera Cena Medievale, con antiche ricette della tradizione medievale.
Clara Castaldo
http://www.artevarese.com/av/view/news.php?sys_tab=20000&sys_docid=5439&sjl=1
mercoledì 21 ottobre 2009
RECENSIONE SU LIBERO: Storia e leggenda dei Lombardi che fecero l’impresa
Storia e leggenda dei Lombardi che fecero l’impresa
di Miska Ruggeri
Pubblicato il giorno: 21/10/09
Con le iniziative politiche di Umberto Bossi e il recente film di Renzo Martinelli, le vicende della Lega lombarda sono ritornate nell’immaginario collettivo di gran parte degli italiani. Certo, non come durante il Risorgimento, quando la lotta contro Federico I di Hohenstaufen fu esaltata dai patrioti (dalle tele di Massimo D’Azeglio al Canto degli Italiani di Goffredo Mameli, dalla ballata “Il giuramento di Pontida” di Giovanni Berchet al Primato morale e civile degl’Italiani di Vincenzo Gioberti e all’opera di Giuseppe Verdi “La battaglia di Legnano”) quale esempio di liberazione dal giogo straniero, visto che ora nel mirino c’è piuttosto il centralismo romano, ma la Barbarossa-reinaissance è evidente.Come la necessità di un saggio divulgativo che spieghi quanto di vero e quanto di leggendario sia contenuto nell’epopea dei Comuni ribelli all’Impero.
Un compito ben assolto dalla giornalista e medievista Elena Percivaldi con I Lombardi che fecero l’impresa. La Lega e il Barbarossa tra storia e leggenda (Àncora, pp. 230, euro 16), dove si ricordano molte cose troppo spesso trascurate.
Innanzitutto, che nelle cronache coeve abbondano errori, manipolazioni e omissioni e che quindi queste non vanno prese per oro colato. Ma sono sempre la fondamentale base da cui partire. Ebbene, a proposito del celebre «giuramento della concordia», nessuna fonte lo data al 7 aprile 1167 (semmai al 27 aprile) e nessuna nomina, neppure in modo indiretto, il monastero di Pontida. A creare dal nulla il mito è il milanese Bernardino Corio nella sua Historia Patria apparsa nel 1503, che riecheggia, modificandola qua e là, la narrazione dell’anonimo continuatore di Acerbo Morena.
Inoltre, un guerriero di nome Alberto da Giussano non è mai esistito. Nessun documento ufficiale, né prima né dopo la battaglia di Legnano (29 maggio 1176), lo menziona. A inventarlo è un frate domenicano del Trecento, Galvano Fiamma, cappellano alla corte di Galeazzo Visconti, che a un certo punto lo tira fuori dal cilindro come deus ex machina dello scontro (insieme a due fratelli, Ottone e Rainero, poi scomparsi nelle versioni successive del racconto): è il comandante della Compagnia della Morte, corpo scelto di 900 cavalieri milanesi, alti e prestanti e con un anello d’oro, che avevano giurato con il sangue di «combattere l’imperatore in qualunque luogo e circostanza». E anche il carroccio originale, il carro sacro simbolo della comunità trainato da buoi e con una croce d’oro svettante sull’albero, non aveva certo la campana della tradizione (Martinella per i milanesi, Berta per i padovani, Nola per i cremonesi ecc.).
